Mentre ti aspetto i miei pensieri si arrotolano sull'angolo acuto con cui i tuoi capelli mi sorprenderanno quando ti aprirò la porta. Perchè, a testa vuota, amo nuotare a dorso tra i tuoi minuscoli dettagli, ripassare a memoria la mappa delle tue lentiggini, vagare in cerca di quelle molecole di profumo che inconsapevole spargi per casa per continuare a stregarmi.
Se questo destino, che con uno dei suoi tiri mancini mi ha privato di ogni talento, mi impedirà di vivere di musica, lo befferò a mia volta e trasformerò i miei giorni in un'altalena consapevole di ritmi e melodie.
Userò tempi dispari in maggiore per accompagnare le piogge improvvise che turbano gli umori dell'autunno, esorcizzerò con un allegretto andante il sonno pesante delle coltri d'inverno, con un minore malinconico godrò ancor di più delle carezze morbide delle tue mani di giada.
chi è che insegue, ora?

Dopo questo grappolo d'anni impiegato ad inseguire una vita che corre veloce incitato da una disdicevole folla distratta mentre saliva e sudore mi si mischiano in bocca, fermarmi con un po' di fiatone è il minimo diritto che riesco a rivendicare.
Tra i miei respiri brevi, le mie tachicardie, anche se riprenderò molto presto a far forza sui polpacci ho maturato la convinzione che la mia vittoria piu grande sarà quella di smettere di voler vincere.
A chi conta i giorni proclamando in un megafono la femminilità dell'eleganza presenterei te, che sei un anomalo e giocondo esempio di virilità melliflua. Ti snoderresti certo in un dinoccolato inchino anche davanti a tanto poca tracotanza.
Eppure anche dietro la tua amabile maschera di caramello si nascondono chiodi che ti tagliano il viso. e c'è da amarti non tanto per il dolore, quanto per il sorriso calmo con cui riesci a dissimularlo...
Ora che sono rimasto appeso in attesa di una carota che i miei denti non sbricioleranno mai, mi piacerebbe sapere se il beffardo jolly che ho in mano merita di essere giocato.
Fosse per lui cadrebbe sulla tavola prima di adesso, ansioso com'è di lasciare la mano molle di un ingenuo appeso a bocca asciutta.
Nei passi regolari e imprevedibili di questi pomeriggi di cristallo, in cui il caldo d'agosto sembra già così lontano, non desidero altro che divaricare le dita tra i sentieri toruosi che hai sopra la testa.
Chiedo al cielo che ti lasci ancora cullare dal sonno perché è solo in questi momenti d'avorio ,col tuo peso addosso, che riesco ad ascoltare il rumore della vita.
Spiacevole esser passati in questi brani di vita senza il fegato di alzare la testa, senza la fantasia di reclamare una boccata d'aria buona, senza la brama di rendere alle sinapsi la loro linfa vitale.
Guardarsi le mani e scoprirle vuote, arti lesi da un proprietario di burro incapace a rubare per troppa educazione.
Ti ho vista irruenta mentre eri presa nel fare a spallate; nella ricerca del consenso e del plauso, infatti, ami distinguerti nelle bassezze peggiori, convinta che tutto faccia brodo nel tuo grottesco rinascimento.
Ti ho vista frustrata quando non riuscivi a tenere ogni cosa sotto controllo; fai molta fatica quando c'è da arrendersi a quelle assurdità che sfuggono agli ingranaggi obsoleti che ci scricchiolano in testa.
Ti ho vista fragile, una volta, lamentarti della tua solitudine, senza accorgerti che sei tu per prima a fuggire gli altri, immolandoli anche se innocenti ad un effimero battere di mani.
Seguendo le tue orme per un angusto paio di giorni ho maturato una convinzione; in questo mondo dai tempi brevi non c'è più spazio per te e diventa sempre più difficile trovarti quando sei necessario.
E' da queste difficoltà, però, che voglio ripartire.
Sarò in grado di rallentare il gioco e di rendere vera la tua storia con chi mi ascolta? Oppure scambieranno ancora la tua fede con la pazzia e la tua fame di Dio con l'autismo? Che il tuo, il nostro Dio ci aiuti perchè Innocenzo non sogna più di noi.
Chi ti ha coperto la faccia con un intricato gomitolo di bende ha commesso un imperdonabile errore di valutazione poichè cercando di attutire gli inevitabili colpi che ti arriveranno alla testa ti ha coperto gli occhi.
Così, coattamente bendato, sei incapace di distinguere da dove arrivano i colpi e non ti posso biasimare se non riesci a schivare nemmeno quelli più lenti.