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un quasi trentenne che si arrabbatta dietro al suo tempo giocando, per vivere, con la chimica sintetica

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Nonostante il vento Nonostante i passi Delle notti uguali che riporteranno brividi Lungo schiene ed occhi Dilatati un poco Affaticati ancora più di prima O forse come adesso, nonostante parli spesso ad alta voce e nessuno crede a ciò che dici a quel che immagini nonostante tutto io ti ascolterò quando non parli quando non mi guardi io ti vedrò lo stesso. Ti aspetterò, ti chiamerò cuore deciso Nella mente, nelle pieghe del viso Sarai da curare ancora un poco Aggiustami le spalle Che hai piegato Ritirati pure dal fianco se hai tradito Io t’amerò lo stesso.
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martedì, 06 maggio 2008
Quando baciavo Morrissey- terza parte
A casa di Isobel Giuseppe mi stava aspettando da un po’. La sua intervista era stata una delusione. I membri della band erano già troppo drogati per rispondere in modo sensato alle sue domande da purista della Brit music.
 
“ Oh.. Piè… l’hai preso il libro?”
“ Sì .. l’ho preso… grazie..”
“ Embè?!... Orgoglioso del feticcio?”
“ Veramente Giuseppe... non so come dirtelo.. sono mortificato ma credo che tu abbia preso un granchio.”
“ Granchio? Che granchio?”
“ Quello nella foto a pagina 120 vicino a Morrissey non sono io..”
“ Ma che dici! È impossibile”
“ Guarda che ne sono certo!”
“ Non è possibile. Tira fuori il libro.”
 
“ Ecco.. vedi! Non sono io. Io non portavo i capelli così. E poi il viso chiaramente non è il mio.”
“ Ah Piè… ma che stai dicendo! I capelli hai smesso di rasarli all’università perché non piacevano a Valentina.. eppoi sei tu! È chiaro! Poi mi ricordo perfettamente di quella maglietta rossa attillata”
“ Si vero. Avevo quella maglietta. Ma penso l’abbiano posseduta anche altri. L’ho comprata a Londra, dopotutto.”
“ Si questo è vero. Ma cavolo quello SEI TU! È assurdo che tu riesca a negarlo. Mi ricordo perfettamente che nessun altro è salito sul palco.”
“ Forse eri ubriaco anche tu. Quello NON SONO IO!”
“ E invece sì! Mi sono svegliato accanto a quella faccia da baccalà per due mesi di seguito… saprò riconoscerla, no?”
“ Hai preso un granchio Giusè… dovrai ammetterlo prima o poi…”
 
La discussione proseguì per un po’, ma non se ne venne a capo. Ancora oggi, quando rivedo Giuseppe, quella foto resta una questione aperta, senza che nessuno dei due abiuri la sua posizione.
 
Passai i restanti due giorni a Londra su ritmi lenti. Giuseppe mi portò ad assaporare il vero spirito della città, o almeno quello che lui era riuscito a cogliere dopo tante settimane di permanenza. Isobel e Steven, invece, non furono di grande compagnia, troppo impegnati nella loro vita sociale nella upper class per perdere tempo con due scemi come noi. Nonostante la loro assenza, tuttavia, ci divertimmo un sacco. E il sapore che il divertimento lascia nella bocca di un quarant’enne è dolce e persistente come quello del cocco.
 
Giuseppe mi riaccompagnò a Stansted in treno. Fu un viaggio pieno di silenzi, specchio di quanto malvolentieri ci stavamo separando.
All’aeroporto ci salutammo con un abbraccio, senza spendere troppe parole sulla malinconia del nostro commiato.
 
“ … e comunque, fai vedere quella foto a Valentina…”
“ Mi sa proprio che mi darà ragione.”
“ Vedremo.. buon viaggio amico mio…”
 
 
Valentina mi accolse agli arrivi internazionali con il suo sorriso rotondo. Mentre sfrecciavamo sul raccordo con la sua Twingo gialla le raccontai ogni sfumatura del mio viaggio, ma decisi di aspettare a parlarle del libro. Volevo raccogliere il suggerimento di Giuseppe, lasciandole vedere la foto senza influenzarla.
 
Arrivati a casa poggiai la biografia di Morrissey sul tavolo del salone aprendo proprio alla pagina incriminata, aspettando che fosse lei a parlare.
 
Scrutò la foto aggrottando le ciglia:
 
“ DAI! Quanto sei buffo co ‘sti capelli. Sembri un pupetto! E poi, tutto sommato, non sei tanto ingrassato quasi per niente con l’età, dovresti andarne fiero!”
 
Non ebbi il coraggio di dirle che non ero io ad essere stato catturato da quello scatto. Oppure, se lei e Giuseppe avevano ragione, che in quell’immagine non ero assolutamente in grado di riconoscermi.
 
Quando andammo a dormire chiusi gli occhi cercando di diradare le nubi che avevano in qualche modo turbato il mio viaggio a Londra. Non importava chi fosse il ragazzo in quella foto e non c’era bisogno di cercare un altro Pietro.
 
E mentre venivo catturato, per l’ennesima volta in quindici anni, dal profumo  dei capelli di Valentina  mi accorsi che, nonostante tutto, ero ancora capace di sorprendermi.
Scritto da: cagomega3 alle ore 19:58 | link | commenti (8) | categoria: racconti

Commenti
#1   07 Maggio 2008 - 12:00
 
Bello,bello. Mi aspettavo un finale dei tuoi:un po' piu'"scuro" ma va bene cosi'.
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#2   07 Maggio 2008 - 12:56
 
@Captain: in realtà l'idea che avevo era quella, ma si è modificato da solo mentre lo scrivevo.
ogni tanto una ventata spielberghiana accarezza ache me, che ci vuoi fare?

salut.
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#3   07 Maggio 2008 - 15:03
 
Davvero molto molto bello.
Lo ripeto: il dono che è stato fatto al protagonista del racconto è proprio la possibilità di sognare una volta in più!
E' strano: da piccolo credevo che quel senso di perdita di magia non mi avrebbe mai colpito...ora come ora, invece, mi sento un pò anche io come Piero!
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#4   07 Maggio 2008 - 15:03
 
Pietro, scusami!!La tastiera si è pappata una t!!
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#5   07 Maggio 2008 - 20:52
 
@bussy: gnam! manco fosse pacman la tastiera... sono contento ti sia piacuto.
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#6   09 Maggio 2008 - 13:46
 
L'ho riletto tutto d'un fiato e mi è piaciuto tanto, in particolare per il tuo stile scorrevole, ma mediativo. Non so bene per quale motivo, propenderei sulla sintassi dei tuoi periodi, il tuo modo di scrivere mi riporta alla mente lo stile di J.Safran Foer, sarà che usi in modo così strategico la punteggiatura, che ad ogni punto ci si aspetterebbe qualcosa di clamoroso.

Questo racconto mi ha fatto pensare ad una delle grandi dicotomie dell'esistenza, la nostra capacità di cambiare nel tempo, quasi disconoscendo ciò che siam stati nel passato, mentre per gli altri siamo sempre gli stessi individui.
Forse per questo motivo questo Pietro non riconosce se stesso nella foto, mentre Valentina e Giuseppe non hanno dubbi?

P.s.
Ti inserisco tra i miei link!
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#7   09 Maggio 2008 - 18:22
 
@amaranthine: grazie per il commento. credo che tu abbia dato una buona chiave di letturA!

per il resto non conosco Safran Foer, ma mettero il suo romanzo in coda ai libri da leggere!
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#8   12 Maggio 2008 - 15:51
 
A 32 anni deve necessariamente piacerti, cagus...sai che capisco sempre di + la crisi dei trentenni?
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Commenti